11 aprile 2010

Lynyrd Skynyrd - Second Helping ( 1974 )


Il primo disco della formazione più ribelle del Southern Rock,i Lynyrd Skynyrd,  è stata una ventata di freschezza all’interno di un panorama musicale assoggettato alle regole del mercato inglese e del loro hard-blues bianco (Yardbirds, Led Zeppelin, Rolling Stones, Cream, The Who…).

I Lynyrd Skynyrd, da Jacksonville, prendono la foga e la perizia tecnica tipica del blue-eyes blues, le storie country, il ritmo del boogie e dell’honky-tonk ( grazie alle tastiere di Billy Powell ) e di una tradizione decennale del blues più nero e sofferto e li shakerano in maniera esplosiva e innovativa.


Tre chitarre sparano un hard-boogie-rock di matrice prestigiosa, con le tastiere di Powell che inanellano performance vibranti e coincidenti con i territori honky-tonk, e i Lynyrd Skynyrd si ripresentano sul mercato americano nel 1974 con il loro secondo gioiello: Second Helping.

Dove “Pronunced…” spaziava su territori country, rock’n'roll e dall’afflato epicamente hard-blues, Second Helping irruvidisce la matrice sonora con sventagliate di boogie-rock stradaiolo e redneck in Working for MCA e Don’t Ask Me No Question. Ma il southern vibrante arroventa la miscela con il suo calore e i brani risultano tanto distanti dallo sterile hard-rock, quanto dalle derive più pesanti. Ronnie però è cantore raffinato e la sua voce, burbera e melodica, è suadente (nel capolavoro nascosto del gruppo: I Need You, una southern-ballad accorata e passionale, con il duo Rossington-Collins che si scambiano fraternamente agganci per assoli e ritmiche) ma anche capace di incidere nel sociale quando le tonalità sviluppano il blues americano con quella visione leggermente distaccata alla Rolling Stones (The Ballad of Curtis Loew, per chi ancora pensa che southern rock significa essere redneck e legato al Clan).

Ma è il terzo chitarrista, Ed King – passato alle chitarre dopo la prima esperienza al basso in Pronunced…-, che da il LA alla canzone manifesto di un movimento, quello southern: Sweet Home Alabama.
Brano immortale, affascinante, con un riff di chitarra che rimane nella testa come un ricordo d’estate e un sentimento di pura libertà e fugace ribellione, Sweet Home Alabama è la canzone che ha fatto la storia dei ribelli di Jacksonville, usata e abusata da mille gruppi e omaggiata da altrettanti.


Il rock paludoso e “stomping” di Swamp Music, la musica delle paludi cajiun e del voodoo e The Needle and The Spoon (dedicata ai problemi di droga, argomento che i Lynyrd tratteranno anche nell’ultimo disco con la formazione orginale) aprono le danze per Call Me The Breeze.

J.J.Cale aveva scritto il brano in maniera asciutta e spartana, come da par suo, rendendo quel senso di bruciante cantautorato bluesy che contraddistingue il musicista americano; Ronnie& Co. prendono Call Me The Breeze e lo riempiono, strutturandolo su nerbature di chitarra più grasse, con assoli e scambi di cortesie fra i tre musicisti (l due Gibson di Rossington e Collins e la Fender di King) sostenuti da una sezione di fiati per fornire accenti e luminosità ad un veloce boogie-rock.
La canzone, però, è veicolo per un assolo di piano di Billy Powell, affascinante nella sua poliedricità come musicista e complemento essenziale di una band che, senza il suo honky-tonk ficcante, non sarebbe al livello d’eccellenza che conosciamo.
Da questo momento in avanti il southern rock non sarà più lo stesso.

Recensione a cura di Stefano :http://www.crossroadsgraffiti.com/